E si prese cura di lui
Pubblicato il 17 febbraio 2008
La Pastorale Giovanile diocesana presente al XX Convegno nazionale a Salsomaggiore
“E si prese cura di lui – Incontrare i giovani fino agli estremi confini”: è questo il tema del X convegno nazionale di pastorale giovanile svoltosi dal 23 al 27 gennaio a Salsomaggiore, su iniziativa del Servizio nazionale Cei per la pastorale giovanile, a cui ha preso parte anche una piccola delegazione della pastorale giovanile della nostra diocesi composta da don Giuseppe Nardella, Annamaria Fiore e Giulia Iuso.
“Il convegno - ha dichiarato il responsabile del Snpg, don Anselmi – intende ridare slancio missionario alle pastorali giovanili delle nostre chiese locali”.
Il programma del convegno, al quale hanno partecipato 600 delegati diocesani e i responsabili delle pastorali giovanili di Polonia, Malta, Lituania, Ungheria e Romania, ha visto le relazioni, tra gli altri, del card. Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, e di diversi direttori di uffici nazionali Cei. Ci sono stati laboratori e lavori di gruppo, mentre nella giornata di sabato c’è stato l’atteso intervento del card. Bagnasco, presidente Cei. Non sono mancati momenti di testimonianza di sportivi, educatori e operatori del mondo giovanile, tempi di musica e teatro.
Particolarmente accattivanti sono state le relazioni del card. Rylko e di mons. Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell’Azione cattolica italiana. È toccato al cardinale Rylko spiegare quali devono essere i pilastri della pastorale giovanile, ovvero “la centralità di Dio nella vita dell’uomo, la ragionevolezza della fede, la libertà e la bellezza”. Ripercorrendo il magistero del papa in materia, il porporato ha spiegato che “il problema fondamentale dei giovani è quello di Dio e la risposta non è un dio qualunque ma il Dio che ha il volto di Cristo. Le giovani generazioni hanno il diritto di ricevere l’annuncio di Dio in maniera esplicita e diretta. C’è sete di Dio nei nostri giovani”. Un forte richiamo alla realtà e alla responsabilità della comunità cristiana è venuto da mons. Domenico Sigalini, il quale ha dichiarato che nel porci il problema della formazione e della missione ci rendiamo conto che solo il 2,6% di tutti i giovani italiani gira nei nostri gruppi parrocchiali. “Mentre il mondo cambia – ha aggiunto il prelato – noi siamo troppo presi dalle sedute di coordinamento e ci litighiamo le quattro pecorelle rimaste”. I giovani hanno bisogno di Dio, “ma troppe parrocchie non sono più case abitabili”. La formazione non deve essere una “socializzazione religiosa, un’appartenenza ricattatoria, ma un cuore che batte per Gesù, un’apertura alla comunione con gli altri che supera la concentrazione su di sé. Non c’è speranza nella solitudine”. Tra gli spazi di missione ha indicato la scuola, con cui “è necessario costruire dei ponti: non si tratta di fare battaglie ideologiche, ma di aiutare i ragazzi a porsi le domande di senso della vita”.
Il convegno è stato, infine, anche opportunità di confronto tra chi fa pastorale giovanile in Italia: non solo diocesi, ma anche ordini e istituti religiosi, gruppi e movimenti. Nonostante le difficoltà, spesso determinate dai carismi diversi e dalla differente organizzazione territoriale, si è convenuto che si deve lavorare di più insieme e conoscersi meglio nell’ottica di una “pastorale integrata”. “Dobbiamo andare gli uni verso gli altri – ha concluso don Anselmi – ma senza dimenticare che nell’annunciare Cristo non possiamo prescindere dalla diocesi, in cui la Chiesa sussiste”.
Articolo pubblicato su "Voce di Popolo" n. 5 dell'8 febbraio 2008

