Paolo di Tarso - La vocazione
Pubblicato il 5 novembre 2008
Dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 la Chiesa celebra uno speciale Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI per ricordare il bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti. Per questa importante occasione vogliamo proporre, a partire da quest'articolo, un cammino di conoscenza e di approfondimento della figura di Paolo, che avrà cadenza mensile.
Se dovessi pensare a un cristiano che ha vissuto in pienezza la sua fede, che ha amato appassionatamente Cristo e la sua Chiesa, non potrei non avere in mente un nome: Paolo di Tarso. Ma chi è questo personaggio così famoso eppure così sconosciuto ai non addetti ai lavori?
Intorno a questo nome vogliamo costruire pian piano un volto, un’identità, una personalità. Non certo sulla base della nostra fantasia, ma scrutando soprattutto i testi che ci parlano di lui e in cui lui stesso ci parla. Si tratta degli atti degli Apostoli e delle lettere che Paolo, non più Saulo, scrive alle comunità ecclesiali sparse nel bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Chi era Paolo di Tarso? Perché i suoi scritti, la sua storia sono diventati Parola di Dio?
Un noto biblista quale Francesco Rossi De Gasperi, intitola un suo libro “Paolo, evangelo di Gesù”; questo titolo ci lancia una luce: questa new entry, direi un fuori corso tra gli Apostoli, non ha solo portato la buona notizia di Gesù Cristo, ma è stato lui stesso quella buona notizia. Come? Diventando talmente simile a Colui che annunciava da poter dire "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me". Non ti sembra un richiamo al vero amore? Non è forse così che ci si sente quando si è perdutamente innamorati di qualcuno? I miei pensieri sono tutti per lui/lei, i miei desideri convergono per l’altro/a, la vita ha senso solo se vivo per l’Amato/a.
Eppure Paolo non ha mai incontrato di persona Gesù di Nazareth come è stato per i Dodici. Un po' come me, come te, come tutti i cristiani dal 37 circa d.C. in poi. Allora la sua conversione lo rende molto più vicino a noi, alla nostra esperienza di quanto non immaginiamo? In un certo senso sì! Però dobbiamo ricordare che Paolo conobbe gli Apostoli, sentì dalla loro viva voce il racconto della loro esperienza con Gesù e poi ebbe una chiamata del tutto speciale, forse unica al mondo, in vista della grande missione che doveva sostenere.
Quel giorno, sulla via di Damasco, c’è stato un vero colpo di fulmine. Il Signore Gesù, il Risorto, gli si è presentato, semplicemente, gli ha fatto udire la sua voce, gli ha mostrato la sua bellezza tanto da abbagliarlo (Paolo è rimasto cieco per tre giorni), lo ha posto di fronte a ciò che stava facendo nella sua vita… E da allora per Paolo la vita non è stata più la stessa. Lui, il promettente teologo, che aveva studiato alla scuola del grande rabbi Gamaliele; un colto; un irreprensibile osservante della Legge, della casta farisaica; insomma un vip per i suoi tempi, uno di quegli uomini che non deve chiedere mai. Ebbene, di fronte al Signore della storia e di ogni cosa, questo "grande uomo" capisce che ciò che per lui poteva essere un guadagno è da considerare spazzatura di fronte alla conoscenza e all’amicizia di Cristo. Cambierà anche nome, prendendo il suo nome romano "Paulus", che vuol dire "piccolo".
Tutt’altra risposta la sua rispetto a quella data dal giovane ricco che incontrò Gesù sulla sua strada, ma che aveva il cuore troppo attaccato a se stesso e ai suoi beni per seguire Cristo. Ma qual è il segreto della sua vocazione così riuscita? Ce lo dice il S. Padre, Benedetto XVI, in una delle sue catechesi sull’Apostolo delle genti "Paolo vive di Cristo e con Cristo: dando se stesso, non più cercando e costruendo se stesso". Si possiede solo ciò che si dona e si ha la vita solo donandola. San Paolo ha dato tutta la sua vita a Cristo; è stato preso da Lui in maniera totalizzante ed è per questo che è diventato quello che è.
Annunciare Cristo, amare Cristo nei fratelli, raggiungere Cristo, diventano il pallino della sua vita; Cristo lo ha afferrato completamente e lui si è lasciato fare, Egli ha fatto forza e ha prevalso perché Paolo Gli si è arreso.
È ciò che l’Apostolo augura ai cristiani di Efeso quando prega perché essi possano comprendere in ampiezza, lunghezza, altezza e profondità l’amore di Cristo. Queste quattro coordinate dicono la totalità con cui si può conoscere qualcosa; Paolo ha solo queste espressioni umane per dire la sua esperienza di Cristo, ma la sua vita interamente spesa per Lui è molto più eloquente di qualsiasi parola. Si potrebbe pensare: ma quest'uomo è stato un pazzo? Sì, pazzo d'amore per un unico valore che è diventato l'assoluto: Gesù Cristo. Egli è il solo per il quale vale la pena e sia giusto vivere così paradossalmente: "fatiche… prigionie…percosse…spesso i pericolo di morte: tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta lapidato, tre volte ho fatto naufragio…; viaggi innumerevoli, pericoli dai fiumi, dai briganti, dai miei connazionali, dai pagani, nella città, nel deserto, sul mare, da falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità; e oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese" (cfr 2Cor 11, 23-28).
Tutto il resto è vanità, direbbe il Qoelet; passa la scena di questo mondo; cosa resterà alla fine? Se volessimo spingere il nostro desiderio più in là, sempre più in là, fin dove saremmo capaci di arrivare? Il nostro orizzonte è limitato, facciamo presto a raggiungere le “colonne d’Ercole”. Paolo fu molto più intelligente, capì che quel desiderio di infinito e di illimitato che lo attraversava come uomo poteva essere soddisfatto solo da Colui che lo aveva messo K.O. sulla strada di Damasco. Con uno slogan dei giorni nostri avrebbe detto: Dio lo fa!!!
