Paolo di Tarso: Il tempo
Pubblicato l'1 dicembre 2008
Secondo appuntamento con il cammino di conoscenza e di approfondimento della figura di Paolo.
Questo secondo appuntamento di riflessione su San Paolo ha un tema a primo impatto un po' strano: il tempo. Non si tratta di uno spazio dedicato a notizie metereologiche, ma certo ha a che fare con il cielo… Lo spunto ci viene dal tempo liturgico che ci troviamo a vivere in questo mese di dicembre, in cui la Chiesa si prepara con le quattro settimane d’Avvento a celebrare l'evento del Natale. È un tempo di attesa e di solito si attende qualcosa o qualcuno! Ebbene anche San Paolo si è trovato ben presto a dover riflettere su questo tema e a dover dare delle risposte ad alcune comunità cristiane che aspettavano il ritorno imminente di Cristo, salito glorioso al Padre; in pratica essi non sapevano come considerare e come vivere questo tempo che li separava dalla sua Parusìa, ossia il suo ritorno. È un argomento che Paolo affronta nelle prime lettere che scrive (sono questi gli scritti più antichi del Nuovo Testamento) in particolare alla Chiesa presente in Tessalonica mentre lui è in viaggio e momentaneamente sosta a Corinto.
Probabilmente questo ritorno di Cristo era considerato vicinissimo e gettava molti nella paura e nell’inquietudine perché si credeva che quelli già morti non avrebbero partecipato del ritorno glorioso di Gesù che veniva a prendere con sé i suoi fedeli. (cfr 1Tess 4, 13-18). Sono le paure che in ogni epoca hanno attraversato il cuore degli uomini, spesso fomentate da falsi profeti che preannunciavano il ritorno del Signore ma non come attesa gioiosa di qualcuno che si ama, ma come terrore per la punizione imminente che ci sta per cadere addosso. E non è affatto questo l’atteggiamento di un vero cristiano. Dall’altra c’erano coloro che proprio perché convinti che il ritorno del Signore era prossimo, erano caduti in un totale disimpegno nella vita, tanto che Paolo deve richiamarli con vigore e autorità, esortandoli a lavorare in pace. (2Tess 3,12). Vuol dire che l’attesa deve essere segnata da un’operosità, non vuota ma sapiente, prudente cioè previdente, capace di gettare in là il suo sguardo, verso gli altri e verso il futuro.
Sono passati duemila anni, l’evento della Parusìa non si è ancora realizzato ma la domanda: quando tornerà il Signore?, non si è ancora spenta in chi fa un cammino cristiano sveglio e vigilante. E di questo poi si tratta, di aspettarlo vigili. Che Egli ritorni per tutti nella sua seconda venuta, quella gloriosa, o che venga solo per me quando sorella morte mi inviterà a seguirla, in fondo non fa molta differenza. Ciò che conta è come lo avrò atteso, come avrò impiegato questo tempo che ho a disposizione, la mia vita. Possiamo immaginare il tempo che abbiamo come un gran contenitore vuoto da riempire a nostra scelta. Ma questo è il punto: di cosa lo riempiamo? Perché siamo noi a deciderlo… Un’altra cosa è che non sappiamo quanto grande sia questo contenitore, cioè quanto tempo è dato ad ognuno. Per cui conviene riempirlo solo di cose preziose, belle, utili per il futuro, cioè che non si corrompono, non periscono, non arrugginiscono. È questo il senso dell’essere prudenti a cui invita più volte la Scrittura; significa sapere di essere creature che non hanno per sé un tempo illimitato. Devono vivere il presente ma già proiettati in avanti.
Questo mese potremmo “prenderci del tempo” per fermarci un attimo e pensare di che cosa sto riempiendo la mia vita; solo guardandola, non dobbiamo per forza darci addosso. Ciò che è prezioso in essa, messo in luce brillerà, e ciò che non lo è, purtroppo, non potrà essere dorato artificialmente, pena una taroccatura.
Si tratta di giocare il tempo… sul tempo! Credenti o non, tutti dobbiamo ammettere che il nostro tempo sulla terra è limitato, ha una fine e Paolo avverte i suoi: "fratelli, voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà". (1Tess 5, 2-3)
Purtroppo la nostra società non ci è molto d’aiuto a pensare le cose realisticamente. Oggi tutto scorre, ma molto più velocemente che ai tempi di Parmenide…! Il sociologo Zigmun Baumann parla di vita liquida, che non ha più una consistenza e non può averla, perché deve mutare appena un attimo dopo. Non c’è tempo per solidificare qualcosa: gli affetti, il carattere, un progetto da realizzare. Roba troppo lenta, oggi va di moda il tutto e subito. Eppure quanto ci piacciono ancora le cose di una volta, quelle che ancora mantengono un gusto genuino; il loro segreto? Il tempo che si è dedicato loro: il pane profumato che lievita ore e ore, un buon vino che fermenta giorni e giorni; è la vita che chiede tempo! "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio", dirà Paolo nella lettera ai Galati. Anche per questo evento che ha segnato per sempre la storia dell’umanità c’è stato un tempo di preparazione, secondo un piano divino che per noi è appena intravedibile. Quello che sappiamo è che da allora il tempo e la storia sono stati per sempre santificati, perché hanno accolto in sé Dio stesso. E noi viviamo in questo tempo santo, il kairòs per i Greci, cioè il tempo propizio, favorevole.
Paolo ha saputo fare del tempo della sua vita uno scrigno ripieno di ogni ricchezza, di molti talenti, per usare un linguaggio evangelico. Tanto che alla fine della sua vita, ormai consapevole che stava per affrontare il martirio a causa della sua fede in Cristo, può dire con tutta certezza e serenità: Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (2 Tim 4,6-8).
Paolo, inoltre, desidera per i suoi fratelli, (e tra questi ci siamo anche noi) che i loro cuori siano trovati saldi e irreprensibili nella santità al momento della venuta del Signore nostro Gesù (cfr 1Tess 3,13).
Concludiamo questa riflessione con un vecchio detto che diceva "chi ha tempo non aspetti tempo", e noi possiamo aggiungere " …per amare, per perdonare, per ringraziare, per donare, per crescere, per decidere". Ora è il tempo propizio!
