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Paolo di Tarso: Il Corpo mistico di Cristo

Pubblicato il 13 gennaio 2009

Pietro e PaoloTerzo appuntamento con il cammino di conoscenza e di approfondimento della figura di Paolo.

Questo mese il tema oggetto della nostra riflessione paolina prende spunto da un evento ecclesiale ormai decennale che la Chiesa si trova a vivere tutti gli anni dal 18 al 25 gennaio: si tratta della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. La realtà delle Chiese cosiddette "separate", che pure hanno una fede comune nell'unico Dio e nel Signore Gesù Cristo, non è qualcosa che appartiene al progetto di Dio, ma frutto delle vicende umane e delle loro incomprensioni. È una realtà "storica", cioè che fa parte della storia dell'uomo, ma nella quale Dio non ha disdegnato di entrare e di continuare a rimanere.

Al tempo di Paolo la Chiesa era appena sorta, era ancora retta dagli Apostoli, ed era una: "erano uno cuor solo e un'anima sola" dice San Luca negli Atti degli Apostoli. Certo i problemi non mancavano perché la fragilità umana è sempre la stessa, in ogni epoca, ma non ci si sentiva appartenenti a comunità diverse, a realtà diverse, perché la fede nello stesso Dio, il Dio che si era manifestato in Gesù Cristo li rendeva consapevolmente fratelli. Questa non è certo la sede adatta per parlare di questioni di ecumenismo ma il problema della divisione attraversa anche gli appartenenti alla stessa confessione, quindi noi cattolici, noi dello stesso movimento, noi della stessa famiglia, noi in quanto cristiani! Infatti è dal riscontro di queste problematiche che San Paolo deve invitare a riflettere alcune comunità, tra cui quella di Corinto, circa la comunione e l'unità, ed è in questa circostanza che egli utilizza il famoso e bellissimo paragone con il corpo per parlare della Chiesa di Cristo.

La comunità di Corinto è stata una delle grandi sfide dell'evangelizzazione paolina; era una grande e prospera città, porto di mare e quindi aperta ai commerci, agli scambi culturali e agli influssi di vario genere, nota soprattutto per la dissolutezza dei suoi costumi. La comunità cristiana che vi sorse, perciò, dovette pian piano purificare il suo stile di vita sia sul piano morale che dottrinale, essendo facilmente esposta all'influenza delle filosofie del tempo e delle religioni misteriche. Paolo scrive a questa vivace comunità mentre si trova a Efeso, dopo aver ricevuto notizie non troppo rassicuranti sul cammino dei Corinti; è un'epistola occasionale, che tratta di problematiche concrete. Una di queste riguarda proprio i rapporti tra i componenti della comunità, tra i quali serpeggiava la divisione, come un verme che annidandosi nel cuore di una realtà, la corrode pian piano, distruggendola dal di dentro.

Poiché alla fede cristiana avevano aderito soprattutto gli strati più bassi della popolazione, ma non solo, tra alcuni esistevano imbarazzanti differenze di ceto. Inoltre, la comunità era stata arricchita dallo Spirito di doni straordinari, al punto che ci si vantava di questi carismi...dimenticando che essi sono per l'edificazione di tutti e non per l'autocompiacimento. Di fronte a questi atteggiamenti Paolo deve richiamare i suoi figli che egli ha generato nella fede, ripuntando la loro attenzione sul primato di Cristo e sull'appartenenza a Lui.

"Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra". Dunque, non ci sono più differenze, almeno non secondo la carne. Le suddivisioni umane non contano davanti a Dio, ma quel che resta ed è importante sono le diversità, che devono permanere perché dicono l'unicità di ognuno e arricchiscono di vari colori il mosaico. Questa diversità è specchio della creatività divina che non produce in serie ma ogni volta fa una cosa nuova.

Quello che Paolo vuol dire è che non ci si può illudere di poter fare da soli o di essere i soli in un gruppo; come all'interno del corpo fisico, ogni piccola cellula, ogni organo, ha il suo compito fondamentale tanto che la sua assenza è definita come menomazione, anormalità, così nel corpo mistico di Cristo, ogni battezzato che ne fa parte, è indispensabile alla sua completezza. Avere questa visione della Chiesa significa avere rispetto di ogni fratello e riconoscergli la sua importanza imprescindibile, anche se non è immediatamente visibile il suo ruolo, la sua "utilità" (espressione in realtà poco felice). Ma significa anche trovare il nostro spazio in cui lavorare con frutto e soddisfazione, l'ambito che è solo nostro non perché ce ne appropriamo, ma perché è insostituibile con un altro; l'altro farà il suo. È proprio leggendo questo brano di San Paolo che Santa Teresa di Lisieux capirà il suo posto nella Chiesa "nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'amore".

E se è vero, come aveva intuito la piccola grande Santa, che l'amore immette energie buone in tutto il Corpo Mistico, al contrario, ogni discordia, invidia, gelosia, ogni peccato contro il fratello, avvelenerà quello stesso corpo e lo ferirà con altrettanta forza.

Questa visione può allargasi o restringersi a cerchi concentrici a seconda che ampliamo o restringiamo il nostro campo di riflessione; noi abbiamo parlato della realtà più vicina a noi come la nostra Chiesa cattolica, ma lo stesso discorso è valido per le Chiese sorelle come quelle Protestanti o Ortodossa. Tutte, in virtù del Battesimo, apparteniamo all'unico Corpo di Cristo e ciascuna nella sua particolarità che ha sviluppato nel tempo, esprime un aspetto dell'unica bellezza del Cristo, immagine del Padre. Certo la divisione, storicamente parlando è ancora presente, non possiamo fingere che non sia così; ma se in noi cresce la consapevolezza che era in Paolo il quale diceva " voi siete corpo di Cristo", la preghiera al Padre "ché tutti siano uno" non potrà non essere urgente in noi come lo è stato nel cuore di Gesù che lo ha chiesto come dono al Padre nell'ultima notte della sua vita terrena. (cfr Gv17).

La settimana di preghiera per l'unità dei cristiani si conclude sempre con la festa della Conversione di San Paolo. Anche noi vogliamo affidare alla sua intercessione l'unità del corpo mistico di Cristo, perché senz'altro se Paolo fosse stato vivo ai nostri giorni sarebbe stato il primo a perorare la causa dell'ecumenismo.



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