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Paolo di Tarso: L'amore

Pubblicato il 10 febbraio 2009

PaoloQuarto appuntamento con il cammino di conoscenza e di approfondimento della figura di Paolo.

14 febbraio: festa di S. Valentino ovvero festa degli innamorati, festa dell'amore. Può una ricorrenza così tanto inflazionata e commercialmente sponsorizzata non essere qualcosa su cui fermarci a riflettere? Certo che no, per stare al passo con i tempi e seguire le tendenze attuali ci adeguiamo, senza conformarci, al contesto in cui viviamo e da esso ci lasciamo interpellare.

Anche per questo tema, anzi direi soprattutto per questo, ci facciamo aiutare dall'Apostolo delle genti, che tra l'altro è l'autore del più bel inno forse mai scritto sull'amore, degno di fare concorrenza anche al romanticissimo Shakespeare.  

Quanto è stato scritto sull'amore, quante opere ha ispirato! L'amore è ciò di cui l'uomo vive, il motore delle sue azioni e delle sue scelte, il fine a cui tende, ciò per il quale si vive o si muore...

Non vogliamo aggiungere altra letteratura a questo tema già così abbondantemente commentato, bensì vogliamo sentirci dire da Dio stesso che cos'è l'amore, attraverso la Scrittura e in questo caso attraverso le parole ispirate di Paolo di Tarso. Il testo che ci accompagnerà in questa riflessione è quello della Prima Lettera ai Corinzi (13,1-13). 

Poniamo anzitutto una premessa etimologica: la parola che Paolo usa per dire "amore" ha nel suo linguaggio un concetto molto più ampio di quello che noi traduciamo con il termine "carità"; carità oggi ha un'accezione che ricorda più l'elemosina, il volontariato, un gesto buono... si certo è anche tutto questo ma non dobbiamo dimenticare che "Dio è amore", cioè Dio è carità (il termine usato è proprio questo: "agape"). Perciò dobbiamo concludere che questa parola vuole significare qualcosa di più, molto di più... se no dovremmo dire che Dio ha verso di noi un atteggiamento di chi ci fa l'elemosina, del volontariato, una buona azione come un bravo boy scout. È forse questo che Dio fa con noi? No, Paolo testimonia di aver capito che l'amore di Dio, il Dio Amore, è infinitamente di più.

Dice Paolo: l'amore è paziente. Non vuol dire solo che non perde con facilità le staffe, ma che aspetta. Uno dei modi con cui si traduce in italiano questo termine è "magnanimità, longanimità". Cioè è avere un cuore, un animo grande, che dà spazio all'altro, lo accoglie com'è, anche con i suoi difetti, le sue imprecisioni, le sue infedeltà e aspetta, aspetta che cresca, che cambi, che diventi sempre migliore. 

È benevolo l'amore. Vuole il bene dell'altro, gioisce nel fare qualcosa di buono per l'altro, che lo renda felice, in uno slancio di assoluta gratuità, solo per  l'altro, perché stia bene.
Di conseguenza, non è invidioso l'amore, non può se è proteso verso l'altro. L'invidia è soffrire perché l'altro ha qualcosa che io non ho, di cui mi sento mancante. Ma se io trovo gioia nel bene che prova l'altro non posso essere contemporaneamente ripiegato sulla mia felicità, perché la mia felicità la trovo nell'altro.

Se il mio sguardo interiore perciò è proteso verso chi amo non posso vantare me stesso, perché quasi non vedo quel che possiedo io, se godo di ciò che vedo nell'altro; per questo l'amore non si vanta, non si gonfia; non posso gonfiarmi, riempito di me stesso, se lo spazio del mio cuore è già occupato dall'altro.   

Non manca di rispetto: in realtà si traduce con "non compie azioni di cui vergognarsi, non si comporta in modo sconveniente". C'è una correttezza, un'onestà, una rettitudine che l'amore porta con sé e chiede di vivere verso l'altro che lo rende nobile, il più nobile dei sentimenti. È quel senso di rispetto che permea il nostro rapporto con chi amiamo.

Non cerca il suo interesse: l'amato non è lì per farmi felice, non in modo meccanico. L'amato è colui il cui solo esserci mi rende felice, non ha bisogno di fare nulla e chi ama non cerca nell'altro la propria soddisfazione,  perché essa scaturisce naturalmente dalla presenza dell'altro nella mia vita.

Non si adira, non tiene conto del male ricevuto: l'amore perdona, non accetta di coesistere con il ricordo del male, non lascia che si annidi nelle proprie pieghe per poi venir fuori come vendetta al momento propizio.

Non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità: chi ama veramente ed è pieno di questo elemento divino non può tollerare né compiacersi dell'ingiustizia, soprattutto quando non rispetta la dignità dell'uomo, chiunque egli sia, anche se ha compiuto del male. La verità di cui l'amore si pasce è la comune radice di ogni uomo, fatto ad immagine di Dio eppure così fragile e debole, facilmente ingannabile dai bagliori del mondo. Chi ama sa tutto questo di ogni essere umano e non lo giudica neppure per le sue azioni malvagie.

Dunque l'amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore ha in sé e porta con sé un'energia che dà la forza di superare mali, dolori fisici e morali, avversità, impedimenti, tradimenti; ci rende veramente simili a Dio nel bene che diventiamo capaci di fare.

È per questo che l'amore non avrà mai fine, perché possiede la stessa eternità di Dio, anzi ciò che resta in modo indelebile è solo l'amore. Possiamo forse dimenticare le esperienze di amore dato e ricevuto?

Paolo di Tarso può parlare così dell'amore perché ne ha fatto esperienza, ha attinto l'amore alla sua  stessa fonte: egli ha sperimentato come Dio è stato con lui paziente, benevolo, non ha ritenuto un tesoro geloso il suo essere Dio ma ha spogliato se stesso della sua divinità (dirà in Fil 2,6-7), non ha tenuto conto del suo passato di persecutore della Chiesa. Paolo può in queste righe delineare gli stessi lineamenti di Gesù Cristo, Colui che ha dato un volto al Dio Amore.

Dopo esserci immersi in una definizione così profonda dell'amore, mi sembra diventi quasi doveroso un uso più discreto di questo termine; purtroppo non tutto ciò che noi chiamiamo amore è degno di tale nome, non se lo confrontiamo con quanto ci ha detto la Parola di Dio.

Vogliamo imparare l'amore? Guardiamo a Gesù Cristo, dice San Paolo in filigrana: Egli mi ha amato (veramente!) e ha dato se stesso per me...



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